Didattica delle lingue: gli stili di apprendimento

Come avevamo già accennato nel primo articolo di questa rubrica, un punto cardine nell’insegnamento e nell’apprendimento, soprattutto delle lingue, è rappresentato dagli stili di apprendimento, ossia quell’insieme di schemi e processi di ciascun individuo che gli permettono di acquisire ed elaborare informazioni più o meno facilmente durante il processo cognitivo.

Nel tempo si sono formati vari modelli teorici che hanno tentato di categorizzare ed etichettare questi stili di apprendimento; uno dei più ampiamente accettati e utilizzati è il modello VARK (o VAK) di Neil Fleming, che ipotizza tre macro-tipi di apprendimento: visual (improntato su supporti visivi, come figure, schemi, testi scritti, ecc.), auditory (improntato sull’ascolto, quindi lezioni orali, tracce audio, discussioni, ecc.) e kinaesthetic (improntato sul “fare” e sul “muoversi“, come esperimenti, progetti ed esercizi manuali, ecc.). Ovviamente, tutti questi stili di apprendimento solitamente coesistono all’interno dello stesso individuo, che tuttavia avrà una preferenza o una preponderanza per uno in particolare. Inoltre, non è detto che la predominanza di uno stile valga per qualsiasi tipo di attività di apprendimento: ad esempio, una persona che normalmente impara più facilmente grazie a supporti visivi potrebbe riuscire a “cogliere” meglio un determinato argomento o una certa materia grazie a uno stile più cinestetico. Per questo motivo, indipendentemente dalla prevalenza dello stile di apprendimento di un individuo o di una classe, è buona norma che un insegnante cerchi  di includere attività di tutti e tre i tipi nelle proprie lezioni.

Esistono poi altri approcci all’apprendimento, altrettanto validi e riconosciuti, che vanno a integrare la macro-suddivisione operata da Fleming: è il caso della teoria delle “intelligenze multiple” di Howard Gardner e dei più generali stili cognitivi utilizzati in psicologia.

 

Lo psicologo statunitense Howard Gardner ha individuato in tutto 9 diverse tipologie di intelligenza che possono o non possono essere collegate tra loro, che possono essere innate (ma anche “decadere” con il tempo) oppure essere sviluppate con l’esercizio e che sono localizzate in differenti parti del cervello umano: l’intelligenza logico-matematica, che si occupa dei processi logici, dell’astrazione, del ragionamento e del pensiero critico; l’intelligenza spaziale, responsabile della capacità di percezione di forme e oggetti nello spazio, nonché dell’abilità di visualizzare luoghi e cose “con l’occhio della mente”; l’intelligenza linguistica o verbale, propria di chi è capace di manipolare in maniera adeguata la propria lingua, sia scritta che parlata, oltre alla facilità di imparare lingue straniere; l’intelligenza corporeo-cinestesica, tipica di chi ha la capacità di coordinare i movimenti del proprio corpo e/o di chi possiede capacità manuali; l’intelligenza musicale, che permette di individuare, riconoscere ed elaborare suoni, toni, armonie, ecc.; l’intelligenza interpersonale, che dona una forte sensibilità verso le emozioni, i desideri, le paure e gli umori altrui, permettendo di “sfruttarne” le potenzialità (come fanno, ad esempio, i politici) anche a proprio vantaggio; l’intelligenza intrapersonale, che dona capacità di autoriflessione per permetterci di capire meglio noi stessi e prevedere, ad esempio, le nostre reazioni a determinate situazioni o stimoli; l’intelligenza naturalistica, che consente di classificare animali e piante in diverse specie oppure di individuare relazioni di vario tipo tra oggetti naturali (come, per esempio, fanno gli chef quando abbinano cibi dalle caratteristiche diverse creando piatti dal sapore bilanciato); l’intelligenza esistenziale o teoretica (che Gardner tuttavia non include effettivamente nel suo modello), ossia la capacità di speculare su grandi temi filosofici, spirituali e religiosi, come il significato della vita o la natura dell’universo.

Di diversa natura sono invece gli stili cognitivi, che rappresentano il modo in cui una persona pensa, percepisce ciò che gli sta intorno e immagazzina/organizza informazioni. Questo concetto più generale, infatti, comprende al suo interno quelli che abbiamo definito “stili di apprendimento”: gli stili cognitivi di una persona, infatti, tenderanno a indirizzare il processo cognitivo verso un determinato stile di apprendimento (o strategia) che permetterà a detta persona di imparare meglio e/o più facilmente qualcosa.

Anche in questo caso sono state formulate varie teorie su quali siano questi stili cognitivi: due esempi possono essere lo stile di apprendimento esperienziale di Kolb, diviso in 4 fasi (esperienze concrete, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva), e i 13 stili cognitivi di Sternberg, ispirati a diverse funzioni (legislativo, esecutivo, giudiziario), forme (monarchico, gerarchico, oligarchico, anarchico), sfere (interno, esterno), livelli (globale, analitico) e propensioni (radicale e conservatore) di governo di uno Stato ideale.

Online si possono trovare vari test basati sui modelli citati e altri. Molti dei migliori test sono (purtroppo) solo in inglese, ma in italiano sono disponibili il test di Kolb e un test più complesso, basato principalmente sugli stili di apprendimento di Fleming e sugli stili cognitivi di Sternberg.

silvia

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